lunedì 2 aprile 2012

No best friend....

Leggiucchiando qua le là sono rimasta colpitissima da una notizia che sta impazzando oltre Manica, alcune scuole primarie del Surrey stanno mettendo in atto una politica un po'... direi quantomeno discutibile, infatti ha dato il via ad una gara impari tra psico pedagogisti, psicologi, psicotuttologi, insegnanti, genitori e chiunque volesse dire la sua, queste scuole hanno deciso di adottare la politica del "no best friend", in pratica per preservare i bambini dal dolore luttuoso della perdita del migliore amico alla fine del ciclo scolastico piuttosto che per altro, li obbligano a giocare in grossi gruppi, senza dare possibilità di simpatizzare tra amichetti....
Io non ho molte parole, solo penso che se per evitare una delusione piccola, perchè passiamo una vita a fare e disfare amicizie, impediamo ai bambini di toccare dolori e delusioni alla loro portata sbattendoli poi nel mondo reale, quello dei grandi, senza un bagaglio che li rassicura, senza quel salvagente che ci si costruisce durante l'infanzia.
E' ridicolo pensare di poter preservare i figli dal mondo, il dolore del litigio con l'amichetto, la sofferenza del giocattolo preferito che si rompe, lo sbucciarsi le ginocchia correndo sono piccoli gradini per scalare la montagna della vita, senza voler diventar troppo psicofilosofica anche io, allora niente più tramonti sul mare visto che poi il sole ad un certo punto scompare dietro l'orizzonte, niente più innamoramenti se poi finiscono, preferiamo le storie in chat o releghiamo le amicizie solo a fb,  che brutto pensare alle future generazioni in questi termini asettici, giovani uomini e giovani donne incapaci di amare e di provare sentimenti veri perchè impauriti dalla sofferenza di perderli. Ragazzi che sapranno accendere l' I Phone con il naso, collegarsi a internet con le dita dei piedi, sfogliare l' I Pad con le ginocchia ma che non sapranno più abbracciarsi, rincorrersi e litigare....

Vorrei regalarvi qualche parola di un autore speciale, Antony De Mello che in un suo libro riesce a chiarire tante cose.... Buona lettura


" C'è una storiella che parla del piccolo Johnny, che si diceva fosse ritardato mentale. Evidentemente però non lo era, come risulterà evidente dalla storiella. Johnny va alla lezione di attività manuali nella sua scuola speciale, riceve il suo pezzo di creta e si mette a modellarlo. Poi ne stacca un pezzetto, va in un angolo della stanza e si mette a giocare con esso. L'insegnante gli si avvicina e gli dice: «Ciao, Johnny». E Johnny: «Ciao».
L'insegnante chiede: «Cos'è quello che hai in mano?». E johnny risponde: «É un pezzo di sterco di mucca». L'insegnante chiede ancora: «E cosa stai modellando?». Il ragazzino risponde: «Sto facendo un'insegnante». L'insegnante pensa: «Il piccolo Johnny è regredito». Quindi chiama il preside, che sta passando davanti alla porta dell'aula in quelmomento, e gli dice: «Johnny è regredito». Così il preside si avvicina a Johnny e gli dice: «Ciao, figliolo» E Johnny: «Ciao». Il preside chiede: «Cos'hai in mano?». E lui: «Un pezzo di sterco di mucca». «E cosa stai modellando?». E il ragazzo: «Un preside». Il preside ritiene che sia un caso da far esaminare allo psicologo della scuola. «Mandate a chiamare lo psicologo!». Lo psicologo è un tipo in gamba. Si avvicina e dice: «Ciao». E Johnny risponde: «Ciao». Lo psicologo dice: «Io lo so cos'hai in mano». «Cosa?». «Un pezzo di sterco di mucca». Johnny dice: «Giusto». «E so anche cosa stai modellando». «Cosa?». «Uno psicologo». «Sbagliato. Non ho abbastanza sterco di mucca!». E quello lo chiamavano un ritardato mentale!. I poveri psicologi fanno bene il loro lavoro, davvero. Ci sono casi in cui la psicoterapia costituisce un aiuto insostituibile, perché quando ci si trova sull'orlo della follia, della pazzia più completa, si è sul punto di diventare o psicotici o mistici. Il mistico è proprio questo: l'opposto del folle. Sapete qual è il segnale del risveglio? É il momento in cui ci si chiede: «Sono io il pazzo, o lo sono tutti gli altri?». Davvero, è così. Perché noi siamo pazzi. Il mondo intero è pazzo. Folli certificabili in piena regola! L'unico motivo per cui non siamo tutti rinchiusi è che siamo troppi. Dunque siamo pazzi. Viviamo basandoci su idee pazze riguardo all'amore, ai rapporti con gli altri, alla felicità, alla gioia, a tutto quanto. Sono giunto a credere che siamo pazzi al punto che, se tutti sono d'accordo su qualcosa, quella cosa è sicuramente sbagliata!"

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